Il taccuino
Il gioco del subbuteo è calcio in miniatura giocato con un dito: undici omini su basi tonde, un pallone di due centimetri, e un colpo d’unghia che li fa scivolare sul panno. Non ci sono aste, non ci sono molle, non c’è elettricità. Solo il dito, e questo è tutto il segreto.
Ha quasi ottant’anni, è sopravvissuto a tre generazioni di videogiochi di calcio, e in Italia si gioca ancora in campionati veri. Ecco cos’è, come funziona e — la domanda che interessa davvero — perché non è morto.
Il subbuteo viene lanciato nel marzo del 1947. Lo inventa, lo produce e lo distribuisce da solo un uomo, Peter A. Adolph, dalla sua base di Langton Green, Tunbridge Wells, nel Kent. I primi set si vendevano per corrispondenza e in manifestazioni come la «Schoolboys Own Exhibition» di quell’anno.
Erano set poverissimi, e si capisce: l’Inghilterra usciva dalla guerra e le materie prime scarseggiavano. Il dettaglio che racconta tutto è questo: le basi delle prime figurine erano bottoni comprati da Woolworths, a cui si aggiungeva una rondella per dare peso. Il gioco più elegante del calcio da tavolo è nato con la merceria di un grande magazzino.
E il nome? Adolph voleva chiamarlo «The Hobby». L’ufficio marchi glielo bocciò perché troppo generico — e aveva ragione. Adolph, che era un appassionato di uccelli rapaci, ripiegò sul nome scientifico del falco che in inglese si chiama proprio *hobby*: Falco subbuteo, il lodolaio. Da lì il nome che oggi cercano in mezza Europa.
Si gioca a turni, e a ogni turno si colpisce una figurina con l’unghia per farla scivolare. La figurina deve toccare il pallone: se colpisci un avversario prima, è fallo. Hai tre tocchi consecutivi finché la palla resta in movimento e nessun avversario la intercetta, e si può segnare solo dalla propria area di tiro — non da centrocampo.
Non provo a spiegare qui tutto il regolamento, perché ci vuole il suo spazio: sta per esteso in come si gioca a subbuteo, con il fuorigioco, l’alternanza e le regole che nessuno ti dice la prima volta.
La curva di apprendimento è la cosa più interessante del gioco: si impara in trenta secondi e non si finisce mai. Un bambino di sei anni fa gol al primo pomeriggio; un giocatore da campionato controlla la palla in spazi di due centimetri.
Meno di quello che sembra. Il gioco si regge su quattro pezzi, e ognuno ha il suo perché:
Il pallone dà la misura di quanto sia un gioco di precisione: secondo il regolamento FISTF è una sfera di plastica vuota di 2,2 cm di diametro che pesa 1,5 grammi. Un grammo e mezzo. Tutto il gioco succede lì dentro.
È la domanda giusta, ed è quella a cui la nostalgia risponde male. Il subbuteo non sopravvive perché sia «più autentico» di un videogioco: sopravvive per tre ragioni molto concrete.
E qui sta la differenza che quasi nessuno spiega: il subbuteo da salotto e il calcio da tavolo agonistico sono lo stesso gesto ma due mondi diversi. Uno si gioca a Natale, l’altro ha classifiche e trasferte. Abbiamo messo in fila tutte le famiglie del calcio in miniatura in giochi da tavolo sul calcio.
Poco, se si parte con la testa giusta. Un set base nuovo con panno, due squadre, porte e palline costa meno di una cena fuori. Le figurine da collezione sono un’altra cosa — lì si arriva a cifre serie — ma per giocare non serve nulla di raro: le riproduzioni moderne scivolano benissimo e valgono zero per il collezionista, che è esattamente quello che vuoi se il piano è giocare.
L’errore tipico del principiante non è comprare figurine scadenti: è comprare un panno cattivo. Il panno è il campo, e un campo che non fa correre la palla trasforma una partita in una serie di spinte.
La storia delle origini viene da Peter Upton, A Short History of Subbuteo, l’archivio di riferimento del gioco: il lancio nel marzo 1947, Langton Green, i bottoni di Woolworths e la storia del nome respinto. Le misure ufficiali sono del regolamento sportivo FISTF v5.0.
Il modo più veloce di capire se questo gioco fa per te è fare il gesto. Toy Soccer Cup è calcio da tavolo gratuito nel browser: stessa idea del colpo di dito, fisica vera, stadio con il pubblico. Niente da installare e niente da comprare.