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Il taccuino

Squadre Subbuteo: come riconoscerle, datarle e capire quanto valgono

Chi cerca squadre Subbuteo online trova solo negozi. Prezzi, disponibilità, carrelli. Quasi nessuno spiega la cosa che serve davvero quando apri una scatola trovata in cantina: che squadra è, di che anno è e se vale qualcosa. Questo articolo è quella spiegazione.

La buona notizia è che il Subbuteo è uno dei giocattoli meglio catalogati della storia. Ogni squadra ha un numero di riferimento — la famosa "Ref." — e quel numero, incrociato con il tipo di miniatura, ti dice quasi tutto.

Le quattro ere delle squadre Subbuteo

Prima del numero, guarda la figura. È il modo più veloce per collocare una squadra nel tempo, perché il Subbuteo ha cambiato miniatura quattro volte in cinquant’anni.

  • Heavyweight "flat" (1961-1968). Le prime miniature tridimensionali, con l’attacco a barretta e fessura (bar-and-slot): la figura si incastra in una fessura sottile della base. Aspetto grezzo, dettaglio minimo. Grosso modo fino alla squadra n. 55.
  • Classic Heavyweight (1967-1981). La più amata. Disegnata da Charles Stadden e dipinta a mano da lavoranti a domicilio nella zona di Tunbridge Wells. Arriva fino alla ref. 322 circa. È la miniatura che quasi tutti hanno in mente quando dicono "Subbuteo".
  • Zombie (circa 1977-1980). Il tentativo di far dipingere e assemblare la figura a macchina. Il risultato — rigido, braccia larghe, ginocchia dritte — le è valso il soprannome che tutti usano ancora oggi. Attenzione all’attacco: la Zombie sta già su un perno, non in una fessura, quindi il perno da solo non basta a dire «Lightweight». Non è mai stata l’unica figura in produzione.
  • Lightweight (1981-1996 e oltre). Testata nel 1980 e lanciata nel 1981. Cambia il sistema di aggancio: non più barretta e fessura, ma un perno (peg) su base a foro tondo. Più sottile, ginocchia piegate, molto più difficile da rompere. È lo standard fino all’era Hasbro.
  • Soccer 3D (dal 2004). La rinascita moderna, con una seconda generazione — la figura "2G", più realistica — introdotta a partire dalla stagione 2011/12, debuttata con le squadre del Mondiale 2010.

Un dettaglio da collezionista che vale la pena conoscere: la pittura a mano delle Lightweight si ferma alla ref. 633 (Reading). Da lì in poi si passa alla tampografia. Se hai una LW dipinta a mano sotto quel numero, hai in mano un pezzo di artigianato, non di industria.

Squadre di Subbuteo di epoche diverse allineate sul panno verde, con le basi a cupola e le scatole numerate

Il numero di riferimento: cosa dice davvero

Il numero di riferimento è progressivo e segue l’ordine in cui le squadre sono entrate a catalogo. Non è un codice di club: è un codice di combinazione di colori. Ecco perché la stessa "ref." poteva essere venduta come Juventus, Newcastle o Udinese — bianconero è bianconero. È la ragione per cui i cataloghi storici elencano, accanto al numero, una lista di squadre "suggerite".

Le date che aiutano a datare una scatola:

  • 1978: il catalogo arriva alla ref. 321. 1979: si aggiunge solo la 322 (Iran).
  • 1981: il catalogo più ampio mai pubblicato, con oltre 300 squadre disponibili contemporaneamente.
  • 1986-87: sotto Waddingtons la gamma viene tagliata da 298 a 169 squadre.
  • 1996: sotto Hasbro crolla a 46 squadre, poi praticamente solo Premier League più Inghilterra e Scozia.

Quei tre numeri — 300, 169, 46 — raccontano da soli la parabola industriale del giocattolo meglio di qualsiasi articolo nostalgico.

Chi le produce oggi (e perché l’Italia conta così tanto)

La storia ufficiale è nota: Peter Adolph crea il gioco nel 1946 e lo lancia commercialmente nel marzo 1947 da Langton Green, vicino a Tunbridge Wells. Il nome viene da Falco subbuteo, il lodolaio: non era riuscito a registrare il marchio "Hobby", e ripiegò sul nome scientifico del lodolaio. Nel 1969 vende a Waddingtons per 250.000 sterline; nel 1994 Hasbro rileva Waddingtons; nel 2000 Hasbro annuncia la fine della produzione — dando la colpa al mercato saturo di prodotti legati al calcio — ma il gioco torna: rilancio nel 2005 e nuova licenza nel 2012.

Ma la parte che riguarda noi è italiana, ed è meno raccontata:

  • Edilio Parodi, in provincia di Genova, è stato nel 1971 il primo importatore di squadre Subbuteo dall’Inghilterra: è a lui che si deve la diffusione del calcio in miniatura in Italia. Dalla sua famiglia nasce poi Zeugo — "gioco" in genovese — quando finisce l’accordo con Hasbro.
  • Astrobase, fondata nel 1999 a Genova da Enrico Tecchiati, collezionista dal 1974 e giocatore di livello internazionale (quinto al torneo Guerin Sportivo 1980, in Nazionale ai mondiali dal 1999 al 2008). È l’azienda dietro la linea Soccer 3D.
  • Subbart, che lavora su misura: squadre in decals e pittura a mano, comprese ricostruzioni storiche di singole stagioni.

Detto altrimenti: quando il marchio inglese ha vacillato, la produzione di squadre è passata di fatto in Italia. Non è un caso che la FISCT dichiari oltre 100 club affiliati e circa 2.500 praticanti, rivendicando il primato mondiale per numero di tesserati.

Cosa dice il regolamento sulle squadre

Se giochi in torneo e non solo sul tavolo di casa, le miniature devono rispettare il regolamento FISTF. Le regole essenziali sulle squadre sono tre, e sono meno restrittive di quanto si tema:

  • Il regolamento non impone una misura unica ma un intervallo: altezza totale della miniatura, base compresa, fra 2,7 e 3,9 cm; base alta 0,5-0,7 cm e di diametro 1,6-2,1 cm.
  • Le 11 miniature di un set devono essere dello stesso tipo: non si mescolano Heavyweight e Lightweight nella stessa squadra.
  • La base del portiere di riserva deve avere un colore diverso dalle altre.

Sia le basi Heavyweight sia le Lightweight sono ammesse in competizione. La scelta è di sensibilità: la Lightweight dà un tocco più morbido e un controllo migliore negli spazi stretti; la Heavyweight manda la palla più lontano e rende più naturale il pallonetto, ma perdona meno agli inizi.

Quanto valgono davvero le squadre Subbuteo

Qui bisogna essere onesti, perché è dove circolano più illusioni. Una squadra comune — Manchester United, Liverpool, Arsenal, le grandi di sempre — vale sul mercato dell’usato una cifra modesta, nell’ordine di 5-10 sterline. Sono state prodotte in centinaia di migliaia di esemplari: la nostalgia non fa prezzo.

Il valore sta esattamente nel contrario: le squadre che nessuno voleva. Combinazioni di colore insolite, nazionali minori, club "piccoli" prodotti in tirature ridotte. Alcune di queste raggiungono tre cifre in sterline, e i lotti importanti di Heavyweight sono arrivati vicino alle 2.000 sterline. Le riproduzioni moderne, invece, hanno scarso valore collezionistico: sono ottime per giocare, non per investire.

La regola pratica, se stai svuotando un armadio: non guardare quanto è famoso il club, guarda quanto è strana la maglia. Quel Bologna o quel Genoa di una stagione qualsiasi può valere più di dieci Juventus.

Farsi la propria squadra

C’è infine la via che rende il Subbuteo un hobby e non solo una collezione: la squadra custom. Si parte da miniature non dipinte e si lavora in due modi. Con i colori acrilici a pennello, per chi ha mano e pazienza. Oppure con i decals: decalcomanie ad acqua che si immergono, si fanno scivolare sulla figura, si assestano con un liquido ammorbidente e si fissano con una mano di trasparente acrilico.

È il momento in cui il gioco smette di essere un prodotto e diventa tuo: puoi rifare il Napoli 1987-88, la squadra del tuo paese o una maglia che non è mai esistita. Nessun catalogo, nessuna ref.

È anche l’idea da cui siamo partiti per Toy Soccer Cup: la squadra che scegli e personalizzi conta quanto la partita che giochi. Su un tavolo lo fai con pennello e decalcomanie; sullo schermo lo fai con due tocchi — ma la sensazione che quella squadra sia tua, quella deve restare identica.

Fonti

Ogni numero, data e misura qui sopra è stato verificato su queste fonti:

Due correzioni fatte in agosto 2026: le miniature non misurano 25 mm — il regolamento fissa un intervallo fra 2,7 e 3,9 cm — e le Zombie stanno su un perno, non in una fessura. Se trovi un altro errore, scrivimi.