Il taccuino
Chi cerca squadre Subbuteo online trova solo negozi. Prezzi, disponibilità, carrelli. Quasi nessuno spiega la cosa che serve davvero quando apri una scatola trovata in cantina: che squadra è, di che anno è e se vale qualcosa. Questo articolo è quella spiegazione.
La buona notizia è che il Subbuteo è uno dei giocattoli meglio catalogati della storia. Ogni squadra ha un numero di riferimento — la famosa "Ref." — e quel numero, incrociato con il tipo di miniatura, ti dice quasi tutto.
Prima del numero, guarda la figura. È il modo più veloce per collocare una squadra nel tempo, perché il Subbuteo ha cambiato miniatura quattro volte in cinquant’anni.
Un dettaglio da collezionista che vale la pena conoscere: la pittura a mano delle Lightweight si ferma alla ref. 633 (Reading). Da lì in poi si passa alla tampografia. Se hai una LW dipinta a mano sotto quel numero, hai in mano un pezzo di artigianato, non di industria.
Il numero di riferimento è progressivo e segue l’ordine in cui le squadre sono entrate a catalogo. Non è un codice di club: è un codice di combinazione di colori. Ecco perché la stessa "ref." poteva essere venduta come Juventus, Newcastle o Udinese — bianconero è bianconero. È la ragione per cui i cataloghi storici elencano, accanto al numero, una lista di squadre "suggerite".
Le date che aiutano a datare una scatola:
Quei tre numeri — 300, 169, 46 — raccontano da soli la parabola industriale del giocattolo meglio di qualsiasi articolo nostalgico.
La storia ufficiale è nota: Peter Adolph crea il gioco nel 1946 e lo lancia commercialmente nel marzo 1947 da Langton Green, vicino a Tunbridge Wells. Il nome viene da Falco subbuteo, il lodolaio: non era riuscito a registrare il marchio "Hobby", e ripiegò sul nome scientifico del lodolaio. Nel 1969 vende a Waddingtons per 250.000 sterline; nel 1994 Hasbro rileva Waddingtons; nel 2000 Hasbro annuncia la fine della produzione — dando la colpa al mercato saturo di prodotti legati al calcio — ma il gioco torna: rilancio nel 2005 e nuova licenza nel 2012.
Ma la parte che riguarda noi è italiana, ed è meno raccontata:
Detto altrimenti: quando il marchio inglese ha vacillato, la produzione di squadre è passata di fatto in Italia. Non è un caso che la FISCT dichiari oltre 100 club affiliati e circa 2.500 praticanti, rivendicando il primato mondiale per numero di tesserati.
Se giochi in torneo e non solo sul tavolo di casa, le miniature devono rispettare il regolamento FISTF. Le regole essenziali sulle squadre sono tre, e sono meno restrittive di quanto si tema:
Sia le basi Heavyweight sia le Lightweight sono ammesse in competizione. La scelta è di sensibilità: la Lightweight dà un tocco più morbido e un controllo migliore negli spazi stretti; la Heavyweight manda la palla più lontano e rende più naturale il pallonetto, ma perdona meno agli inizi.
Qui bisogna essere onesti, perché è dove circolano più illusioni. Una squadra comune — Manchester United, Liverpool, Arsenal, le grandi di sempre — vale sul mercato dell’usato una cifra modesta, nell’ordine di 5-10 sterline. Sono state prodotte in centinaia di migliaia di esemplari: la nostalgia non fa prezzo.
Il valore sta esattamente nel contrario: le squadre che nessuno voleva. Combinazioni di colore insolite, nazionali minori, club "piccoli" prodotti in tirature ridotte. Alcune di queste raggiungono tre cifre in sterline, e i lotti importanti di Heavyweight sono arrivati vicino alle 2.000 sterline. Le riproduzioni moderne, invece, hanno scarso valore collezionistico: sono ottime per giocare, non per investire.
La regola pratica, se stai svuotando un armadio: non guardare quanto è famoso il club, guarda quanto è strana la maglia. Quel Bologna o quel Genoa di una stagione qualsiasi può valere più di dieci Juventus.
C’è infine la via che rende il Subbuteo un hobby e non solo una collezione: la squadra custom. Si parte da miniature non dipinte e si lavora in due modi. Con i colori acrilici a pennello, per chi ha mano e pazienza. Oppure con i decals: decalcomanie ad acqua che si immergono, si fanno scivolare sulla figura, si assestano con un liquido ammorbidente e si fissano con una mano di trasparente acrilico.
È il momento in cui il gioco smette di essere un prodotto e diventa tuo: puoi rifare il Napoli 1987-88, la squadra del tuo paese o una maglia che non è mai esistita. Nessun catalogo, nessuna ref.
È anche l’idea da cui siamo partiti per Toy Soccer Cup: la squadra che scegli e personalizzi conta quanto la partita che giochi. Su un tavolo lo fai con pennello e decalcomanie; sullo schermo lo fai con due tocchi — ma la sensazione che quella squadra sia tua, quella deve restare identica.
Ogni numero, data e misura qui sopra è stato verificato su queste fonti:
Due correzioni fatte in agosto 2026: le miniature non misurano 25 mm — il regolamento fissa un intervallo fra 2,7 e 3,9 cm — e le Zombie stanno su un perno, non in una fessura. Se trovi un altro errore, scrivimi.