Il taccuino
C’è un pezzo del Subbuteo che non tocca mai la palla. Non cambia il rimbalzo, non entra in nessuna regola, e per l’arbitro semplicemente non esiste. Eppure per due generazioni di ragazzini lo stadio è stato *la* cosa da chiedere a Natale, e in molte case non è mai arrivata perché costava troppo.
Questa è la sua storia, presa dall’archivio di Peter Upton, che è il catalogo illustrato di riferimento del Subbuteo.
La C140 Stadium Grandstand arriva nel 1976 al prezzo di 2,95 sterline, e diventa di colpo l’articolo più caro dell’intero catalogo. Stampata in verde e color cuoio, «specially designed for the big match atmosphere».
Il ragionamento di Subbuteo era logico: avevano già tabelloni segnapunti, torri TV, raccattapalle e mezzo bordo campo in miniatura. Mancava l’unica cosa che trasformava un tavolo in uno stadio — le gradinate. Il salto, però, era enorme: dagli accessori da pochi scellini a un modello grande, complesso e caro.
La tribuna arrivava con cinque spettatori dipinti. Cinque. In una tribuna progettata per riempire un lato del campo.
Lo stesso anno usciva la C141 Spectator Set, dieci spettatori seduti «per gonfiare l’affluenza del nuovo stadio». Upton lo commenta con una frase che chiunque abbia avuto quel set riconoscerà subito: comunque li disponessi, continuavano a sembrare soli.
Nelle riedizioni successive la scelta cambia: invece di cinque figure dipinte ne mettono venticinque non dipinte. Più folla, ma da colorare a mano — che per un bambino era metà tortura e metà pomeriggio perfetto.
L’anno dopo arrivano la C142 Stadium Terracing — due moduli di gradinata con i loro supporti — e la gradinata d’angolo. Erano, in pratica, i due ordini di posti della tribuna senza il tetto: un modo molto più economico di circondare il campo.
È il momento in cui lo stadio smette di essere un pezzo unico e diventa un sistema: compri la tribuna, poi le gradinate, poi gli angoli, e il campo si chiude un Natale alla volta. Commercialmente, un’idea perfetta.
Vale la pena dirlo, perché la nostalgia tende a lucidare le cose. Lo stadio Subbuteo aveva tre problemi seri, e nessuno fu mai risolto:
C’è poi un dettaglio che i collezionisti usano per datare i pezzi. Quando la produzione arriva all’epoca dell’indirizzo di Chiddingstone Causeway, scatta un taglio dei costi: invece di ripetere la sezione del tetto anche nell’ordine inferiore, ci infilano una semplice barra lunga. Si risparmiava parecchia plastica, ma restava un buco nella gradinata bassa e l’insieme perdeva solidità. Se la tua tribuna ha quella barra, è della fase tarda.
Il modello verde e cuoio sopravvive fino agli anni della numerazione a «61», e viene sostituito nel 1988 da uno stadio dall’aria più moderna, in rosso, bianco e blu, con il codice 61216. La gradinata segue la stessa sorte: diventa grigia e passa al numero 61218.
Da collezionista, quel cambio è la linea che separa due mondi: il verde e cuoio appartiene al Subbuteo artigianale degli anni Settanta, il rosso-bianco-blu a quello industriale di fine anni Ottanta.
I fari da stadio esistevano, e mangiavano pile a una velocità che qualsiasi genitore ricorda. Per questo esiste la C161 Floodlight Mains Adaptor Unit: un alimentatore da rete elettrica che veniva con i cavi per collegare quattro riflettori insieme.
Non è mai stato un pezzo affascinante — Upton stesso ammette di non riuscire a renderlo interessante — e sparisce dai poster di prodotto dopo il 1982. Ma è un buon indizio di quanto lontano fosse arrivata l’idea: non stavano più vendendo un gioco, stavano vendendo una partita in notturna.
Per datare invece le squadre — che è tutta un’altra scienza, con le sue quattro ere e il suo numero di riferimento — abbiamo una guida a parte: come riconoscere e datare le squadre Subbuteo.
Nel pezzo sugli accessori abbiamo scritto che lo stadio non è un accessorio regolamentare, ed è vero: la FISTF si occupa solo di porte, palline, miniature e del bordo del piano. Lo stadio non compare in nessuna regola perché non serve a giocare.
E però è il pezzo che spiega meglio di ogni altro cosa vendeva davvero il Subbuteo. Non un gioco da tavolo: un pomeriggio di calcio intero, con il pubblico, i riflettori accesi e il tabellone. Il fatto che il tabellone poi non si vedesse è, se ci pensi, molto più realistico di quanto volessero.
Tutti i codici, i prezzi e le date vengono da Peter Upton’s Subbuteo Tribute Website — The Illustrated Accessories List, The Continental Range C140-C169, l’archivio di riferimento del Subbuteo. Per il regolamento sportivo citato: FISTF Sports Rules v5.0.
La battuta finale se la scrive da sola: quello che nel 1976 costava 2,95 sterline e arrivava con cinque spettatori, oggi è il fondale predefinito. Toy Soccer Cup si gioca gratis nel browser e ha uno stadio in 3D con le gradinate piene di pubblico che esulta ai gol — non lo devi montare, non perde i supporti e non nasconde il tabellone.
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